Iniziativa per la Legge sul diritto d’autore: dare un senso al degrado

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Link ai documenti in formato pdf:

Dopo alcune settimane passate fra telefono, email, e discussioni fino a notte inoltrata, parte oggi l’iniziativa per il comma 1 bis (articolo 70, legge 633/1941 sul diritto d’autore) . Il comma 1 bis è un piccolo intervento normativo in vigore dai primi di febbraio. Il testo del comma, in sostanza, permette la pubblicazione senza scopo di lucro sulla “rete internet” di “immagini e musiche degradate o a bassa risoluzione“, purché “con scopi didattici ed enciclopedici“. Secondo il testo del nuovo comma, i limiti all’”uso didattico ed enciclopedico” dovranno esser stabiliti per decreto ministeriale.

Questa iniziativa propone proprio il testo per quel decreto. Nasce dall’idea del bravo Guido Scorza, cui mi sono poi aggregato cercando a mia volta di coinvolgere altre persone che per storia personale o per competenze potessero avere interesse a partecipare. Vorrei premettere un ringraziamento sincero a lui per l’ottimo e fondamentale lavoro, agli altri firmatari per l’adesione, e anche a tutti coloro che in questi minuti stanno criticando o manifestando la loro volontà di partecipare.

L’iniziativa è indipendente ed è presentata con una lettera aperta inviata ai Ministeri e alle istituzioni competenti. Ne parlo qui per descriverla anche tutti coloro che hanno chiesto chiarimenti.

Come ho già scritto personalmente ad alcuni, reputo quella che proponiamo sostanzialmente la migliore “soluzione di emergenza”: per dare chiarezza al comma 1 bis altrimenti troppo vago, e dare concretezza ai possibili benefici. Un modo per fare qualcosa di pratico evitando di appendersi alle sole, e facili, critiche fini a sé stesse. Lasciare al giudice il potere di definire i limiti del testo è, infatti, troppo pericoloso: non darebbe alcuna certezza per i casi successivi, e comunque già ci sono vari casi di giurisprudenza che giocano chiramente a svavore. Inoltre una norma vaga può essere usata come intimazione e ricatto verso chi non vuole o non ha i soldi per imbarcarsi in processi lunghi e dal dubbio esito.

Ciò non toglie che sarebbe stato meglio lavorare su una revisione più profonda e condivisa della legge sul diritto d’autore, più che su un singolo comma: ma sfortunatamente questo non era possibile in questo frangente.

Scendendo nel merito delle questioni. Capisco e condivido alcune perplessità, ma alla fine sono giunto alla conclusione che siano i limiti che il comma 1 bis porta con sé a far “andare stretta” ogni possibile soluzione (per esempio: è incondivisibile che si riferisca alla sola “rete internet”, così come che non tenga conto delle opere della letteratura). Tuttavia credo che lasciare tutto come allo stato attuale sia un errore più grande: tempo fa è arrivato a Guido un appello di una professoressa di liceo con un piccolo sito di didattica, vi assicuro che le sue parole sono state molto più convincenti di ogni riflessione dottrineggiante che si stava facendo ;). La soluzione che abbiamo individuato, coi commenti dei vari partecipanti, perciò, sono convinto sia la migliore e anche l’unica possibile allo stato delle cose, anche se le critiche e i commenti sono benvenuti.

Sono state scelte scale di valutazione relativamente univoche e stabili. Si poteva stabilirle ancora più univoche, è vero, per esempio definendo anche le dimensioni, ma sarebbero state impossibili da utilizzare per un normale cittadino. Le norme devono essere chiare e interpretabili da tutti: non solo dai tecnici o dagli “smanettoni”. Allo stesso tempo utilizzare termini vaghi come “degrado” o “bassa risoluzione” apre la strada a processi su processi dei quali è impossibile vedere la fine, rendendo sostanzialmente nulli i possibili benefici del comma.

Il livello di qualità è stato scelto, invece, per bilanciare le varie opinioni ma soprattutto per non “costituire concorrenza all’utilizzazione economica dell’opera”, punto insormontabile già previsto dall’art. 70 della legge sul diritto d’autore. La soluzione così com’è proposta, inoltre, non è troppo dissimile dal fair use statunitense (ovvero la possibilità di utilizzare opere coperte da diritto purché in forma grezza). Non solo, l’articolo 4 della proposta di decreto prevede la possibilità di riprodurre le opere anche in qualità pari all’originale, dopo averne fatto richiesta.

Alcuni mi dicono che sarebbe stato meglio prevedere altri tipi di degrado piuttosto che il bitrate (ad es. il rumore bianco, la riduzione dello spettro audio, ecc.), credo sia sbagliato per più motivi, tra i quali fondalmentalmente la succitata difficoltà di applicazione per il cittadino, oltre ad altri di carattere più soggettivo.

Altri commentano che sarebbe meglio lasciare tutto com’è. Ma a mio parere così facendo il comma 1 bis diventerebbe sostanzialmente nullo ed, anzi, pericoloso poiché vago. La giurisprudenza tende abbastanzia chiaramente a dare allo scopo di lucro un significato ampio, che annullerebbe quasi ogni possibilità di riproduzione. Avendo invece per le mani parametri più o meno stabili, si può lavorare con più tranquillità senza il ricatto pendente di una possibile denuncia e con benefici più che evidenti (più avanti caricherò alcuni esempi di cosa sarebbe possibile pubblicare grazie al decreto che promuoviamo).

Questi sono in breve i motivi e le convinizioni che mi hanno spinto a impegnarmi in questa iniziativa. Chiunque voglia partecipare con commenti, critiche o per diffondere e promuovere la proposta è più che benvenuto! Grazie, a presto.

Sindaco ed assessore di Firenze querelano Wikipedia

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Si gioca in questi giorni l’ennesima tappa di quella che sembra diventata una grottesca guerra a distanza fra le istituzioni fiorentine e la maggiore enciclopedia telematica della Rete, Wikipedia. Quella che per secoli è stata la culla della cultura italiana, mostra oggi una testarda e preoccupante ignoranza istituzionale verso l’innovazione e il progresso tecnologico. Dopo la diffida del Polo museale fiorentino alla pubblicazione di fotografie di opere presenti nei propri musei, infatti, il sindaco Leonardo Domenici e l’assessore Graziano Cioni hanno dato mandato di querelare Wikipedia per una supposta diffamazione a loro danno (querela, a quanto risulta, per ora solo minacciata).

La notizia è stata pubblicata pochi giorni fa dal Corriere della Sera e già ripresa da vari osservatori, fra cui il sempre attento Guido Scorza e il deputato Pietro Folena, che sul suo blog riassume bene i fatti in una sola frase: <<Tutti sanno che Wikipedia è un’enciclopedia dove chiunque può scrivere. A Domenici e Cioni bastava modificare l’articolo incriminato…>>

La vicenda, in effetti, è tanto semplice quanto paradossale: nella voce su Wikipedia dedicata al sindaco, si imputavano a lui e alla sua giunta alcuni provvedimenti che – citando la voce – <<hanno suscitato critiche da parte della cittadinanza>>, come l’<<affidamento dei parcheggi cittadini alla società Firenze parcheggi, del cui Consiglio di Amministrazione fanno parte le mogli di Domenici e dell’assessore Cioni>>. Questa affermazione, sarebbe una calunnia già circolata in passato e sulla quale nel 2004 la Procura della Repubblica di Firenze avrebbe aperto un’inchiesta sfociata in una condanna e alcuni rinvii a giudizio.

Che le dichiarazioni calunniose vadano combattute è sacrosanto, specie in un’epoca in cui la Rete scardina ogni giorno la privacy e il diritto all’oblio di ognuno di noi. Ma – come avrebbe detto una nonna d’altri tempi – “c’è modo e modo”.

Il fatto che l’intero staff e il sindaco di una della maggiori città italiane non siano in grado di cliccare su “modifica” su uno dei dieci siti più visitati al mondo, la dice lunga sulle compentenze della giunta. Sarebbe bastato aggiungere la locuzione <<il supposto>> prima di <<affidamento dei parcheggi cittadini>>, per ristabilire in un istante la realtà dei fatti: lavoro che avrebbe rubato una ventina di secondi e sarebbe stato molto meno dispendioso che dare mandato ad avvocati e legali vari per contrastare ciecamente una delle maggiori risorse online del mondo.

Non solo: la denuncia verso Wikipedia nella forma annunciata è qualcosa di paradossale e grottesco. Il responsabile dei dati inseriti non è “Wikipedia” (che è semplicemente un progetto), ma semmai l’utente che ha effettuato la modifica e la Wikimedia Foundation che possiede i server negli Stati Uniti dove sono ospitate le Wikipedie del mondo (italiana, ingelse, tedesca, e così via). Su Wikipedia, inoltre, esiste un semplicissimo regolamento secondo il quale ogni volta che viene minacciato un provvedimento legale, la voce debba essere oscurata a scopo cautelativo: bastava quindi inviare una serena email ufficiale e il dato sarebbe stato cancellato evitando pantomime mediatiche e gesti arroganti.

Non è tutto. Come riporta un attento utente di Wikipedia, la persona che ha aggiunto le informazioni “calunniose” lo avrebbe fatto poche settimane fa dalla Biblioteca di Documentazione Pedagogica di Via Buonarroti 10 a Firenze (luoghi in cui, di norma, si registra l’identità di chi naviga). La vicenda, quindi, poteva probabilmente esaurirsi molto più semplicemente e razionalmente senza nemmeno interpellare Wikipedia (o comunque facendolo con la riservatezza del caso): tutti questi, infatti, sono dati pubblici.

E come di questo fatto se n’è accorto in pochi minuti un qualsiasi anonimo utente di Wikipedia, potevano farlo anche i geniali Domenici e Cioni prima di minacciare querele vestite di quell’arroganza tipica di chi ignora e di chi non sa. Cioni, fra l’altro, si occupa per Firenze di sicurezza sociale e polizia municipale: minacciare querele a destra e manca è davvero un ottimo modo di mantenere la sicurezza e la serenità sociale.

Lunga vita a Firenze, dunque, un po’ meno alla medievalità delle sue istituzioni.