Sul nuovo Comma 1 bis si è detto di tutto, ma è presto per gridare al miracolo come alcuni stanno facendo in questo giorni.
Non tanto per le nuove libertà che più o meno concederebbe, piuttosto perché mancando sia la definizione di “degradazione” sia quella di “uso didattico e scientifico“, si ha per le mani quello che Gaber chiamerebbe un gabbiano ipotetico, col quale si rischia di schiantarsi contro dei comignoli in cemento armato. Il solo fatto che l’industria discografica abbia plaudito al nuovo comma è un segno sintomatico.
Secondo Andrea Monti, intervistato da Alessandro Longo su Repubblica.it, il nuovo testo permetterebbe addirittura lo scambio peer to peer di mp3 coperti da diritto d’autore, purché “degradati” e con scopo “didattico o scientifico”. Monti giustifica ciò dicendo 1. che la divulgazione didattica è un diritto costituzionale e perciò chiunque può praticarla; 2. che gli mp3 sono per loro natura degradati e perciò liberamente scambiabili. Che la didattica sia un diritto di tutti è palese, ma la legge afferma anche chiaramente che con un successivo decreto saranno stabiliti dei precisi limiti (non sul “chi la fa”, ma eventualmente sul “come” e sul “cosa è”). Non solo, la segreteria del capo dello stato interpellato sulla vicenda, non ha ravvisato problemi di costituzionalità (poi c’è sempre la Corte Costituzionale…). Anche su cosa sia la “degradazione” ci sono varie opinioni, quella di Monti è una delle tante, e comunque doverla verificare in tribunale non sarebbe troppo piacevole.
Perciò ogni annuncio dato prima d’avere una definizione precisa della situazione è velleitario, soprattutto perché rischia d’istigare a commettere illeciti che possono ancora tranquillamente essere valutati come tali: se una qualsiasi azienda ci denunciasse per violazione del diritto d’autore, ha tre gradi di giudizio per dimostrare che abbiamo torto, una vasta giurisprudenza a favore, e un nutrito numero di colossi economici alle spalle. Qualcosa di molto simile al peggiore girone di Dante.
Non solo: annunciare con clamore fatti dubbi è un sostanzialmente un errore, poiché ora tutte le corporazioni interessate saranno (anche comprensibilmente) sul chi vive, e faranno pressioni sul ministero affinché il decreto attuativo contenga una definizione eccessivamente restrittiva della legge. Perdendo anche quegli aspetti innovativi che si prospettavano. Se poi, come afferma il presidente FIMI Enzo Mazza nell’intervista a Repubblica, “la legge non ci preoccupa perché sappiamo già come sarà il decreto che fisserà i paletti”, siamo davvero a cavallo (pure in Zambia sarebbe stata imposta un’immediata smentita, e sarebbe scoppiato un caso mediatico. Ma siamo in Italia).
Altra questione: come si farà a circoscrivere la diffusione delle musiche e delle immagini degradate al solo ambito didattico e scientifico? Non esiste un’internet per scienziati. Che nel decreto attuativo si finirà per parlare di sistemi DRM, abbonamenti, o cose simili? Tutto è possibile, anche perché non sappiamo quale ministro eleggerà il prossimo governo e quali saranno i suoi orientamenti politici.
Quindi, prima di cominciare a diffondere discografie “degradate” di Vasco Rossi, Jovanotti e compagnia bella mossi da alti scopi “scientifici” è meglio rifletterci almeno un paio di volte. Vero è che la terminologia utilizzata nel comma 1 bis è molto più vicina a quella di una canzone di Tricarico che a quella di una legge dello stato italiano, e si presta alle più esotiche interpretazioni (sia estremamente aperte, sia, pure, sostanzialmente invariate). Ma il problema è proprio questo, e non va sottovalutato.
(per Punto Informatico)
Luca Spinelli
[…] Fimi (Federazione dell’industria musicale italiana)” (da Repubblica segnalata da Luca Spinelli). A me non sembra una battuta felice, eh… Mi sa tanto di “la legge la facciamo noi e ve […]
Caro Spinelli,
Non so se ha avuto occasione di leggere un mio commento al post dell’amico Guido Scorza. Nel dubbio, lo “rigiro” anche su questo blog.
Cordialita’.
Andrea Monti
Caro Guido,
“Iperbole difficilmente sostenibile”… credo sia un commento valido per la tua “proposta di decreto” che ho letto dopo averne ricevuto notizia dal tuo collaboratore Luca Spinelli.
Sai bene che un decreto ministeriale non puo’ andare oltre il “mandato” che gli viene attribuito dalla legge che lo prevede. Possiamo discutere sul “come sarebbe bello se…” ma nei fatti questo non cambia i limiti del provvedimento prossimo venturo.
Certo, la legge sul diritto d’autore non e’ nuova a decreti che fanno quello che vogliono (vedi la questione bollino SIAE) ma questo non fa altro che rinforzare la constatazione che la L.633 sia “appannaggio privato” di precisi interessi e dei loro “sostenitori”.
Nel merito, ovviamente, possiamo discutere di tutto, ma devi ammettere che il problema serio e’ che questa modifica e’ stata fatta “a gamba tesa” senza un minimo di competenza e di approccio sistematico alla materia. E mi piacerebbe discuterne in un incontro – o sulle pagine di qualche rivista giuridica (anche online). Non “a distanza” e sulla base di sintesi giornalistiche che ovviamente non possono ospitare noiosi ragionamenti giuridici.
Un caro saluto :)
Andrea Monti